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Reggello e Vallombrosa

Reggello, il comune più grande della Toscana, si trova sulle colline del Pratomagno che si elevano sopra la valle del Valdarno in contrapposizione alle colline del Chianti. Ci troviamo in una delle aree più ricche dal punto di vista artistico e paesaggistico, grazie anche alla presenza delle "Balze", improvvisi dirupi che caratterizzano lo scenario del luogo. Le "Balze" erano una volta gli argini di un grande lago che, nel corso dei secoli, ha creato forme stravaganti dalle sembianze lunari.
Leonardo da Vinci fu talmente affascinato da queste che le incluse nello sfondo di alcune celebri opere come per esempio "la Vergine delle rocce".

Piazza Potente di Reggello
Le Balze

Arte e Monumenti

La Pieve di San Pietro a Cascia fu fondata tra il XII e il XIII secolo.
Recentemente, è stato allestito il Museo Masaccio di Arte Sacra dove hanno trovato un luogo idoneo alla conservazione e all'esposizione dipinti, arredi, paramenti, sculture e oreficerie appartenenti non solo alla Pieve ma anche alle altre bellissime e storiche chiese di Reggello.
Due ambienti del museo sono destinati ad una mostra permanente sul Trittico di San Giovenale, la prima opera di Masaccio di inestimabile valore storico e artistico, riscoperta solo nel 1961.

Santa Margherita a Cancelli, del XII secolo, restaurata nel 1972 dopo un crollo, conserva ampie testimonianze dell'immagine primitiva. L'aspetto attuale della pieve di Sant'Agata ad Arfoli (XII-XIII secolo) si deve al ripristino del 1968: nell'interno, a una sola navata, spiccano un affresco attribuito a Raffaellino del Garbo e un pluteo in arenaria (IX sec).
La chiesa di San Clemente a Sociana, a croce latina, ha il presbiterio rialzato : all'interno, due angeli tedofori attribuiti a Mino da Fiesole e un bassorilievo in marmo riferito ad Antonio Rossellino.
Il Portico della Pieve di San Pietro a Pitiana (XII sec.) è cinquecentesco: oltre al campanile, le originarie linee romaniche sono visibili in larghi brani all'interno, risistemato nel secolo scorso, con un tabernacolo in pietra serena e due Annunciazioni; l'una, su tavola, attribuita a Ridolfo del Ghirlandaio, l'altra, su tela, del Curradi. Anche nella chiesa di San Donato a Fronzano emergono ampi tratti romanici.

Trittico di San Giovenale
Campanile della Pieve di San Pietro a Cascia

L'Abbazia di Vallombrosa

La Congregazione dei Vallombrosani fu fondata da S. Giovanni Gualberto dei Visdomini, il quale nel 1015, assieme ad alcuni monaci benedettini fuoriusciti dal monastero di San Miniato per contrasti con l’abate di quel monastero e con il vescovo di Firenze, si ritirò a Vallombrosa (in luogo detto Acquabella), unendosi a due monaci del monastero di Settimo (Paolo e Guntelmo) che ivi già conducevano vita eremitica. L’ideale monastico di S. Giovanni Gualberto, ispirato alla regola benedettina, era di tipo cenobitico: gli aderenti erano tenuti a condurre vita comunitaria, improntata alla povertà, alla preghiera, all’ospitalità e al lavoro. L'interno dell'abbazia ospita dipinti settecenteschi e pregevoli esempi di oreficeria cinquecentesca.

Abbazia di Vallombrosa
Riserva Naturale di Vallombrosa